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Diario | la nostra storia | politica e zen |
 
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22 novembre 2006

Compagni, dove siete? I rinnegati del ’68 – esame di un’autocritica semplificata

 

 

Di Marina Valcarenghi (Re nudo, marzo 2001)

 

Avevo uno zio che si chiamava Vico Rosaspina e che aveva fatto il partigiano sparando, e rischiando di farsi sparare, in mezzo alle nostre montagne invase. Quando ero ragazzina una volta mi disse: «Lo sai che adesso essere stato partigiano e` una vergogna? Una cosa da nascondere, come essere stato un assassino. Le brave persone oggi sono quelle che non hanno fatto niente, che magari si sono nascoste aspettando che tutto finisse e poi hanno buttato via la camicia nera». Aveva fatto la guerra in Africa, in aviazione, prima del ’43: «Invece i duelli aerei coi gli inglesi nel deserto, quelli sono oggi molto considerati, sai, quelli fanno fare bella figura». E mi guardava coi suoi grandi occhi chiari, piu` sorpreso che amareggiato. Oggi sono in grado di capire che cosa gli passasse per la testa: e se avessero vinto i nazisti? E se non ci fossero stati italiani fra i liberatori dell’Italia? Come e` possibile isolare solo le situazioni eccessive e facinorose (che ci sono in qualunque guerra e da qualunque parte) e identificare in esse un fenomeno complesso e straordinario di passione civile e riscatto morale come la Resistenza, anche nella lotta partigiana? Come mettere sullo stesso piano chi deportava gli ebrei e chi cercava di impedirlo? Chi invadeva un Paese e chi cercava di liberarlo? Chi portava una divisa vergognosa e chi era vestito di onorevoli stracci? Quell’uomo mi guardava come se il mondo si fosse capovolto e lui non sapesse piu` orizzontarsi. Mi dispiaceva, ma avevo altro a cui pensare, a quindici anni. Oggi mi dispiace in modo diverso, perche´ la stessa esperienza la sto attraversando io.

un fervore di pentimenti

E` successo piano piano, poco per volta, ma e` successo, e oggi se hai partecipato al movimento del Sessantotto, e lo ricordi con fierezza, sei per lo piu` considerato un violento, forse un delinquente, nella migliore delle ipotesi un cretino. Quel passato sembra piuttosto da nascondere, come una vergogna o come un errore di gioventu`, e non e` solo la coscienza collettiva dominante a vedere le cose in questo modo, ma molti di coloro che a quel movimento hanno dato vita. Sono loro i rinnegati, come se si sentissero troppo perdenti per riaffermare la loro identita`, come se per sopravvivere fosse necessario condividere le ragioni dei piu`, o come se di quel tempo riuscissero ormai a vedere solo la parte di ombra.  Ed e` tutto un fervore di pentimenti, quello che vedo, dalla Germania all’Italia, fino agli Stati Uniti. Chi chiede scusa al poliziotto malmenato durante uno scontro di piazza (e il poliziotto, magnanimo, perdona), chi si straccia le vesti davanti ai soldati americani per essere stata pacifista durante la guerra contro il Viet Nam (come se non fossimo stati pacifisti anche per loro), chi in televisione sentenzia che e` stata una terribile buffonata, un raptus di violenza generazionale, una pagina nera nella storia del ’900. Chi si dimentica di averci partecipato, chi fa pubblico atto di contrizione, chi, con un pallido sorriso, si appella a giovanili infatuazioni, dalle quali si e` pero` definitivamente guariti come dalla varicella. Assistiamo a una nobile gara di mea culpae vediamo scorrere una processione quaresimale. Fra questi penitenti riconosciamo, certo, attrici americane, ministri tedeschi, personaggi televisivi, giornalisti famosi, politici riciclati e cosi` via, ma anche tanti onesti, vecchi compagni che non se la sono sentita di bruciare nel rogo da soli.  Come diceva mio zio: le persone perbene sono quelle che stanno a casa ad aspettare che tutto passi e poi si mettono col vincitore. Questa constatazione e` senz’altro ripugnante per me, ma qui non ne faccio una questione morale, ognuno si comporti come vuole e come può. Personalmente sono molto fiera e orgogliosa di avere fatto la mia parte nel Movimento e non me ne importa niente se quando lo dico mi guardano male: in questo caso “spiacere e` il mio piacere”, come dice Guccini, e sto invece aspettando che a chiedere scusa siano loro. Aspetto che gli agenti Pagnozzi, Labruna e il questore Guida chiedano scusa per quello che hanno fatto a Pinelli, aspetto che trovino i responsabili delle stragi e che ci chiedano perdono, aspetto il pentimento di Andreotti, di Cossiga, di Taviani, aspetto le lacrime contrite dei fascisti veneti e il rimorso straziato degli ufficiali di polizia e degli apparati speciali. Aspetto la vergogna di chi ha mandato in galera Sofri e di chi ce lo tiene. Nell’attesa cercherò di ricordare.

dov’era la violenza?

Alla fine degli anni Sessanta la Francia era gollista, col generale ancora vivo, oltre a tutto; in Italia si ordivano periodici tentativi di golpe organizzati da destra e servizi segreti con la compiacenza di ampi strati del pentapartito, in Spagna c’era il fascismo, in Portogallo c’era il fascismo, in Grecia c’era il fascismo, in Germania c’era la democrazia cristiana, in America c’erano la guerra contro il Viet Nam e il problema dei neri: l’Europa almeno non doveva dare grane. E la CIA vigilava. Il movimento di protesta giovanile sbocciato in Europa e negli Stati Uniti nel 1967-68 era nonviolento, antiautoritario, pacifista, antirazzista e antifascista, orientato alla giustizia sociale, alla conquista dei diritti civili per tutti e alla trasformazione della qualita` della vita. Erano comunisti negli ideali. Ricordo male o quei giovani le botte le hanno prese? E anche la galera? Mi sbaglio o li` e` cominciata una guerra violenta contro quel movimento? Vi ricordate i ragazzi e la ragazze ritrovate morte nella Senna dopo gli interrogatori alla “Sante´”? Vi ricordate i giovani americani picchiati a sangue dalla polizia mentre manifestavano seduti per terra davanti al Pentagono? Vi ricordate l’omicidio di Martin Luther King, che era un nonviolento? Vi ricordate il Ku Klux Klan che bruciava le case dei militanti neri con il silenzio assenso delle forze dell’ordine? Vi ricordate Panagulis? Vi ricordate la strategia della tensione in Italia, con le bombe e le stragi, per darne poi la colpa alla nuova sinistra e agli anarchici? Vi ricordate che Valpreda ha fatto anni di galera innocente, vi ricordate che Pinelli e` volato dalla finestra della Questura? Vi ricordate Valle Giulia? Da che parte era la violenza alla fine degli anni ’60?  Compagni, dove siete? Cercate di ricordare, per voi e per i vostri figli, se no tutto prima o poi dovra` ricominciare, e gia` lo stiamo vedendo: qualche mese fa hanno trovato una bomba sul Duomo di Milano e l’indomani era gia` aperta la pista anarchica. Senza memoria di noi stessi e della nostra storia non avremo da lasciare ai nostri figli che le nostre sconfitte. E` contro la violenza delle istituzioni, colluse con il potere mafioso, coi servizi segreti deviati e con la destra eversiva, che il Movimento nel nostro paese ha dovuto organizzare una sua resistenza e reperire un terreno di lotta. Abbiamo dovuto trovare le nostre montagne, le nostre divise e anche le nostre armi (che non erano fucili), ma ci stavano sparando addosso, ve lo ricordate? Che facciano finta di non ricordarlo loro, non sorprende, ma come potete non ricordarlo voi?

figli di puttana o figli dei fiori?

Naturalmente sapevamo che quanto piu` il Movimento sarebbe stato efficace, tanto piu` saremmo stati aggrediti; naturalmente nel nostro modo di reagire abbiamo fatto degli errori, commesso degli eccessi, esercitato delle violenze anche odiose, e questo va riconosciuto, ma possiamo identificare in quegli eccessi, in quegli errori, in quelle violenze, tutta la complessita` di un movimento di riscatto morale e di trasformazione civile come era il nostro? Davvero possiamo accettare di mettere sullo stesso piano chi organizzava le stragi di Milano, Bologna e Brescia, chi metteva le bombe alla fiera di Milano, chi mandava la polizia a sparare nelle piazze, chi si organizzava nella P2, chi prendeva i voti della mafia in cambio della Sicilia e chi tirava i sassi alle manifestazioni o gridava slogan decerebrati? O scriveva vergognosi incitamenti alla violenza? O dava vita a organizzazioni staliniste? O parlava bene della Cina? (Nessun riferimento, qui, alla lotta armata: quelle formazioni militari furono sempre estranee alla stragrande maggioranza del Movimento e gli stessi Comunisti Combattenti se ne dichiaravano fuori; sarebbe delirante identificare il Movimento con la lotta armata, anche se alcuni ci provano). Possiamo considerare allo stesso modo chi stringeva la morsa dello sfruttamento economico e chi organizzava espropri proletari? Vogliamo davvero dimenticare, al di la` delle ombre, la differenza fra chi difendeva una societa` del privilegio e del profitto, fondata su valori oscurantisti e clericali, e chi progettava un mondo di pace, di liberta` e di giustizia sociale? Immagino che non sia questo che volete, ma e` questo che accade, quando si rinuncia ad affrontare la complessita` e si allenta una tensione che sembra insopportabile diventando sbrigativi. Se siamo tutti figli di puttana, in fondo non lo siamo nessuno. La calma che ne deriva non e` di buona lega.

la vigliaccheria dell’autocritica

Io credo che ci possa essere una vigliaccheria anche nell’autocritica, la vigliaccheria di chi non ha il coraggio di fare un autentico esame di coscienza, che nelle situazioni collettive e` sempre complesso, di chi non si assume la responsabilita` di riconoscere e di distinguere. Siamo in ogni caso e sempre tutti delinquenti e non ne abbiamo imbroccata una. Ma Dio e` buono e ci perdona e anche la societa` e` buona e ci perdona e magari finisce a darci un seggio da qualche parte, a destra o a sinistra ormai poco conta. Peccato che siano stati quei delinquenti a ottenere le uniche riforme sui diritti civili: il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza. Peccato che siano stati loro a trasformare i rapporti fra genitori e figli, fra uomini e donne, fra eterosessuali e omosessuali, fra studenti ed educatori. Peccato che siano stati loro a ottenere l’uguaglianza per i neri in America e a diffondere una cultura della pace. Peccato che siano stati quei facinorosi i primi a combattere l’ideologia dei consumi, e gli ultimi a convertirsi alla religione della merce. Peccato che siano stati loro i primi a riaccendere la passione della ricerca interiore nei giovani e a difendere l’innocenza delle canne (non quelle del fucile). E infine peccato che siano stati proprio quei buoni a nulla a evitare che il nostro Paese diventasse definitivamente una de´pendence della Casa Bianca, parlando, scrivendo, cercando di vivere da subito in un altro modo, scendendo in piazza a dire di no, a prendere lacrimogeni, botte, denunce, a subire diffamazioni personali, processi, condanne, galera, in qualche caso a perdere la vita, come Giovanni Ardizzone, Franco Serrantini, Roberto Franceschi, come Fausto e Iaio, Mauro Rostagno, Pino Pinelli e Peppino Imparato e altri che sono rimasti senza nome.

il nostro sogno

Tanto tempo fa abbiamo fatto un grande meraviglioso sogno e, buttandolo nel mondo, cercando di farlo diventare realta`, l’abbiamo anche sporcato, alterato, in certi casi stravolto; abbiamo dovuto fare i conti coi nemici fuori, i fascisti, i democristiani, i benpensanti, le spie, i servizi, la mafia e anche coi nemici dentro, la nostra violenza, la nostra intolleranza, i nostri problemi di potere e le nostre impazienze. Certo. E con questo? Qualunque progetto umano ha una parte di ombra. Prendiamoci allora la responsabilita` della nostra ombra, ma lasciamo vita e forza al nostro progetto per affidarlo sereni a chi viene dopo di noi. Ci sono sogni che non muoiono all’alba, scorrono sul filo delle generazioni e la loro eterna bellezza e` molto piu` grande dei nostri peccati.

 

Libri di Marina Valcarenghi




permalink | inviato da il 22/11/2006 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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